recension

 

AORARCHIVIA

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TWO OF A KIND

 

 

  • RISE (2018)

Etichetta:Frontiers Reperibilità:in commercio

I Two Of A Kind tornano dopo un’assenza di undici anni e non si può dire che di questa band olandese si sentisse atrocemente la mancanza. La sua formula in bilico tra gli anni ’70 e ’80 raramente coglie nel segno e gran parte del materiale presentato sta tra l’insignificante e il tedioso. Nei dettagli: le prime due canzoni (la prima contraddistinta da un’atmosfera solenne ed il riffing intricato, la seconda tutta chitarrone anni ‘70) risultano inutilmente lunghe, “Wheel Of Life” vagola fra i Rainbow e gli Uriah Heep ed è noiosa tout court, “Naked” è una ballad soporifera e scontata ma con la title track tocchiamo il fondo, fra il riffing di una banalità irritante e le linee vocali scopiazzate per metà alla “First Time” di Robin Beck, mentre “Touch the Roof” vorrebbe essere un arena rock su riffone alla AC/DC ma è condotto praticamente a tempo di valzer ed ha un refrain che fa pensare più che altro ad un jingle pubblicitario. Funziona invece “Higher”, dove c’è una bella freschezza melodica e qualche spunto prog, alla ballad “Alienation” avrebbe fatto bene qualche scossone nell’arrangiamento, “It Ain’t Over” suona molto anni ’80 e anche qui fa capolino (timidamente) il prog, “Without You” guarda all’universo degli Heart ma ha al centro un refrain troppo flautato, “Run Girl” chiude con una ballad elettroacustica senza infamia e senza lode. In definitiva: il songwriting fa acqua e la produzione manca di efficacia. Aggiungiamo che le voci delle due cantanti sono anonime, fredde, poco incisive e che il chitarrismo di Gesuino Derosas è uguale a quello di mille altri e la assoluta inutilità di questo ritorno discografico dei Two Of A Kind non avrà bisogno di essere sottolineata ulteriormente.

AORARCHIVIA

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RAINEY HAYNES

 

 

  • BRING ON THE FIRE (2011)

Etichetta:autoproduzione Reperibilità:buona

 

Rainey Haynes, chi era costei?

L’introduzione manzoniana ci porta in uno di quegli album che non sai bene come qualificare. Sono inediti rimasti a prendere polvere in un cassetto? È un lavoro unreleased finalmente edito  oppure il materiale è di fresca registrazione? Dio lo sa. Rainey, nel suo sito web, non lo dice e, alla fine, poco importa: conta quel che c’è nel CD, non come e perché ci è entrato. Riguardo la sua autrice, c’è, come detto, un sito web da cui si possono avere i dettagli biografici: la carriera che Rainey ha avuto nel music business appare di bassissimo profilo, ma la sua voce avrebbe meritato miglior fortuna. Cosa ci serve, comunque, ‘Bring on The Fire’? Un’ora di AOR e hard melodico di ottima fattura, variegato e stuzzicante. La backing band conta sui servigi di esecutori di livello: Steve Farris (Mister Mister), Bob Birch (Elton John), Rocket Ritchotte (Stan Bush and Barrage, David Lee Roth, Cher), Kenny Rarrick (Melissa Manchester), Michael Dorian (Terence Trent D’Arby, o comunque si faccia chiamare oggi questo eccentrico individuo).

La title track apre l’album con un bell’hard melodico arioso ma molto elettrico, penalizzato purtroppo da un mixaggio balzano della batteria, con la cassa spostata sulla sinistra in maniera irritante (almeno, risulta irritante quando si ascolta in cuffia), “Love Kills” segue ottimamente sulle stesse coordinate, con un sound tipico di fine anni ’80, mentre “Secret Secret” guarda decisamente in direzione Loverboy, un pop rock di alto livello in cui diventano protagoniste le tastiere. Arretriamo fino ai primi anni ’80 con “Young Romans”: sofisticata, molto elettrica nonostante le strofe pop, i ritmi sintetici di keys ed un refrain quasi r&b. La cover di “Feel Like Making Love” è risolta bene in senso AOR, con un canto di Rainey che sale facendosi addirittura viscerale nel refrain (lei ha una voce un po’ alla Tina Turner, ma più acuta e pulita), la power ballad “You Ain’t Leavin’” è classicamente AOR sia nei suoni che nelle melodie, ha (ovviamente) un assolo di sax e qualche reminiscenza Boulevard. “I Want Your Love” è vivace, divertente, danzereccia, “Tell Me”, un hard melodico drammatico dalla grande melodia un po’ soul, e altrettanto magnificamente procede “Woman In a Man’s World” (con accenti più AOR, magari), mentre con “Keep Your Hands Off My Baby” torniano agli albori del decennio o anche un po’ più indietro: ritmica elementare, un riffone di chitarra, tutto molto alla Heart epoca ‘Little Queen’. Ancora Loverboy (e anche un po’ ZZ Top) nei ritmi sintetici di “Red Hot Love”, mentre su “Isn’t It Time” (cover dei Babys) le chitarre spariscono lasciando spazio alle keys per un tipico pop dance dei Big 80s dall’andamento funky: divertente. In chiusura, quella “Old Enough To Rock & Roll” che rappresenta l’unico, piccolo successo mai ottenuto dalla Nostra, canzone che fu inclusa nella colonna sonora del film ‘Aquile d’acciaio’, un altro tipico prodotto musicale del decennio più caro a chi ama l’hard rock melodico: effetti di batteria elettronica e tastiere, un riff serrato, melodia nervosa che si fa più pop nel refrain alla maniera di Heart e Headpins.

La qualità audio è sempre buona anche se il fruscio si fa sentire, nulla comunque che possa rovinare il divertimento. Il Cd dovrebbe essere ancora disponibile sul sito di Rainey Haynes, ed è un acquisto caldamente consigliato a chi ama il rock melodico nella sua forma più classica.