recension

 

AORARCHIVIA

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TWO OF A KIND

 

 

  • RISE (2018)

Etichetta:Frontiers Reperibilità:in commercio

I Two Of A Kind tornano dopo un’assenza di undici anni e non si può dire che di questa band olandese si sentisse atrocemente la mancanza. La sua formula in bilico tra gli anni ’70 e ’80 raramente coglie nel segno e gran parte del materiale presentato sta tra l’insignificante e il tedioso. Nei dettagli: le prime due canzoni (la prima contraddistinta da un’atmosfera solenne ed il riffing intricato, la seconda tutta chitarrone anni ‘70) risultano inutilmente lunghe, “Wheel Of Life” vagola fra i Rainbow e gli Uriah Heep ed è noiosa tout court, “Naked” è una ballad soporifera e scontata ma con la title track tocchiamo il fondo, fra il riffing di una banalità irritante e le linee vocali scopiazzate per metà alla “First Time” di Robin Beck, mentre “Touch the Roof” vorrebbe essere un arena rock su riffone alla AC/DC ma è condotto praticamente a tempo di valzer ed ha un refrain che fa pensare più che altro ad un jingle pubblicitario. Funziona invece “Higher”, dove c’è una bella freschezza melodica e qualche spunto prog, alla ballad “Alienation” avrebbe fatto bene qualche scossone nell’arrangiamento, “It Ain’t Over” suona molto anni ’80 e anche qui fa capolino (timidamente) il prog, “Without You” guarda all’universo degli Heart ma ha al centro un refrain troppo flautato, “Run Girl” chiude con una ballad elettroacustica senza infamia e senza lode. In definitiva: il songwriting fa acqua e la produzione manca di efficacia. Aggiungiamo che le voci delle due cantanti sono anonime, fredde, poco incisive e che il chitarrismo di Gesuino Derosas è uguale a quello di mille altri e la assoluta inutilità di questo ritorno discografico dei Two Of A Kind non avrà bisogno di essere sottolineata ulteriormente.