HARD BLUES DEPARTMENT

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GTG

 

 

  • GREAT TRAIN GRAVEYARD (2025)

Etichetta:AOR BLVD Records Reperibilità:in commercio

 

Lo segnalo con grande ritardo (è uscito a marzo dell’anno passato) ma questo primo album dei GTG (Steve Newman a chitarre e keys, Ben Green al microfono, Rob McEwen dietro i tamburi) si merita di essere posto all’attenzione di chi ama certo hard rock anni 70 virato nelle tinte del rock melodico anni 80. La band che ricorre di più fra queste dodici canzoni sono i Bad Company, a partire da “Cruel Intentions”, che aggiunge alla pietanza una bella dose di Led Zeppelin e una spruzzata di Whitesnake, proseguendo lungo questa stessa rotta con “Borderland” prima e “A Moment Of Love” (che ci ridà i Bad Company versione film western) dopo. Notevole è anche la ballad fascinosamente elettroacustica “Love Will Always Find A Way”, mentre “The Primal Rhythm” riprende la band di Mick Ralph a inizio carriera, più brusca e con un buon corredo di riff secchi alla Cream. “Mission” va’ verso l’hard melodico con una prevalenza di stilemi Whitesnake, “Good Man, Bad Time” torna ai Bad Company con i suoi bei toni spavaldi, “Morning Light” è invece una ballad AOR in chiaroscuro trapunta di pianoforte e tastiere. Cambio netto di atmosfera per tre canzoni: difatti, “A World Of A Million Hearts”, “Time To Ride” e “Not Giving Up” sono rock melodici che ricordano molto quanto i Snakes in Paradise fecero su ‘Dangerous Love’: buona la prima, slegata e un po’ confusa la seconda, senza infamia e senza lode la terza. Chiude alla grande le danze la title track, immergendoci di nuovo in atmosfere da film western che, più che ai Bad Company, rimandano al Paul Rodgers solista, partendo acustica e infiammandosi nella seconda parte.

Quando ‘Great Train Graveyard’ uscì, Steve Newman (ha scritto e arrangiato lui tutte le canzoni salvo “Morning Light”) dichiarò di essere già al lavoro su un secondo album: se l’ispirazione non è andata in calando, lo accoglierò sicuramente con grande piacere.