|
 |
In questi tempi di revival
selvaggio, in cui schiere di band setacciano materiale musicale
di ogni epoca per riciclarlo (gabbandolo a volte come proprio
con una sfacciataggine al limite dell’osceno), c’è almeno un
settore che viene sistematicamente ignorato: il pop rock
radiofonico americano degli anni ’80. Di questo genere i
Mr.Mister furono campioni popolari e fortunati (due Grammy
Award, numero 1 sulla Billboard 200 e disco di platino in USA
per ‘Welcome to The Real World’) e,
ovviamente, per questo l’hanno pagata cara, finendo catalogati
alla voce “pattume” da una bella fetta dell’intellighenzia rock.
A onor del vero, il loro mix di pop più o meno danzereccio, AOR
e hard rock non sempre funzionava a dovere: il classico ‘Welcome…’
contiene i mega hit planetari "Broken
Wings" (la cantarono, in playback, perfino a Sanremo) e "Kyrie",
liriche e ariose, ma anche il pop evanescente di "Is
It Love" (avrebbero potuto firmarla i Level 42 o Dan
Hartman), mentre "Don’t Slow Down"
è uno di quegli anthem da stadio che surrogavano (malamente) le
chitarre con muri imponenti di tastiere. L’anno successivo, ‘Go
On’ si mantenne su un buon livello compositivo ma venne
snobbato per uno di quegli inspiegabili voltafaccia del pubblico
americano (ma pagò anche una promozione misera), condannando
praticamente la band a morte. |